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Sabato 23 Settembre 2017

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Uno dei motivi di più forte discordia fra i Rioni spesso ha riguardato le zone di pertinenza, e questo problema sembra almeno per ora risolto, e con buona soddisfazione di tutti. Fin dai tempi passati il territorio dei Campagnoli si estendeva nella parte più antica del centro storico: includeva il castello e la zona che costeggiava l’antica fortezza, nonché una rimanente parte di paese, nella quale insisteva un fitto dedalo di viuzze abbarbicate l’una all’altra sino al termine della cosiddetta “Petra scillichenti” a sud, mentre a est il limite era fissato nella zona chiamata “Puzzu”. Tale estensione fa bene intendere perché i “Mastri” avessero da recriminare, disponendo di un territorio che era di gran lunga più piccolo, benché più importante.

Avvenuta in seguito la scissione dei Campagnoli, con la conseguente formazione del Partito Panzera, che raggruppava i proprietari dei terreni agricoli, il territorio di spettanza assegnato a quest’ultimi comprendeva la zona sud del paese con la già citata “Petra scillichenti”. La situazione rimase per lungo tempo immutata; avvenne però che intorno agli anni 50-60 dello scorso secolo, contraddistinti dal cosiddetto boom economico, Motta subì notevoli cambiamenti, chene ampliarono il perimetro urbano, e di conseguenza ne modificarono la topografia. La zona sud fu interessata da un forte sviluppo edilizio con la costruzione di case popolari, che comportarono trasferimenti di vari nuclei familiari in altre parti del paese; a titolo personale posso ricordare che vi trovò alloggio anche la mia famiglia, cosicché mi capitò di abitare in un quartiere appartenente ai Panzera.

Altri alloggi popolari furono costruiti nella zona denominata “Papale”, che era una continuazione del “Puzzu”, e pertanto ricadeva sotto l’influenza dei Campagnoli. Pertanto i frequenti spostamenti delle famiglie comportavano che la loro residenza non coincidesse più, come in passato, con l’effettivo rione di appartenenza. Questa nuova situazione determinò che nelle varie professioni cessasse l’usanza di tramandare il mestiere da padre in figlio, e i contadini, a prezzo di enormi sacrifici, fecero studiare i propri figli, che in gran parte non svolsero più il mestiere paterno per la legittima voglia di dare una svolta migliore al proprio destino; i Panzera, essendo i più abbienti, ebbero maggiori opportunità per favorire un avvenire più fortunato ai propri figli, che si dedicarono ad attività meno faticose e più redditizie, trascurando le proprietà terriere.

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