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Sabato 23 Settembre 2017

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Nelle pubblicazioni che ho avuto occasione di leggere si è concordi nell’affermare che negli anni intorno al 1860, sulle ali del cambiamento sociale anelato dai Siciliani dopo lo sbarco di Giuseppe Garibaldi a Marsala l’11 maggio dello stesso anno, fu fondato a Motta un “Partito Operaio”allo scopo di raggruppare gli appartenenti al ceto sociale di coloro che oggi chiamiamo “tecnici”, e che allora erano denominati “operai”, i quali nella loro attività lavorativa miravano a raggiungere un più alto livello di specializzazione. Dopo anni di apprendistato vi riuscivano, e diventavano “mastri”, perché capaci di trasmettere ad altri le molte conoscenze acquisite. Si distinguevano in mastri edili, fabbri (“chiavitteri”), sarti (“custureri”), mastri d’ascia (falegnami) e altri; al partito dei “Mastri” si aggregarono in seguito varie categorie di piccoli imprenditori che si dedicavano ad attività commerciali, come negozianti di prodotti alimentari (“putiari”), barbieri (“vavveri”), e macellai (“chianchieri”) e sim. Attività di mastro calzolaio, a pochi passi della nostra sede sociale, al n. 41 di Via Vittorio Emanuele, svolse il padre di Giuseppe Di Stefano, tenore famosissimo in tutto il mondo, che in tale abitazione nacque il 24 luglio 1921.

L’antico gruppo di nostri associati era davvero esiguo se confrontato con la gran quantità di contadini e piccoli proprietari terrieri che confluirono nel Partito dei Campagnoli, e queste due realtà per parecchi anni convissero e si scontrarono nel paese. Anche la primitiva divisione dei territori di competenza rispecchiava la classe sociale a cui si apparteneva: il nostro Rione aveva giurisdizione in quello che era il centro nevralgico di Motta, cioè sulla Piazza Umberto I, sede di negozi di vario genere, che qui erano concentrati più che altrove. Ricordo che mio nonno paterno, che apparteneva a una famiglia di macellai e aveva come fratelli un calzolaio e un vigile urbano, vi gestiva una bottega di macelleria.

La piazza anzidetta era allora (e ancora oggi svolge una funzione simile, benché più limitata) luogo d’incontro in cui ci si recava per mantenere contatti con gli amici e per cercare lavoro come bracciante agricolo nelle campagne, e in altri settori artigianali; poiché vi si trovata il palazzo del Municipio, costituiva il centro del paese ed era la sede abituale dei partiti politici (“cammare”).

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